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Haiti si temono 200 mila morti  

Ad Haiti si temono 200 mila morti
Il Paese nel caos aspettando gli aiuti

Cumuli di cadaveri a Port-au-Prince.
Nelle vie scontri, saccheggi e violente.
E oggi sull'isola arriva Hillary Clinton

ROMA


Passata la quarta notte dal devastante sisma di martedì ad Haiti, il quadro appare ancora peggioredelle previsioni: caos, sciacalli, centinaia di bambini per le strade che in un istante sono diventati orfani. Timori di rivolta, cadaveri ancora sotto le macerie, fosse comuni che continuano a riempirsi e soprattutto le cifre della distruzione.


Un ministro ha dichiarato che i morti potrebbero arrivare a quota 200 mila e l’Onu ha fatto sapere ad esempio, di considerare Leogane - città di 134 mila abitanti a ovest di Port-au-Prince - distrutta al 90 per cento e di ritenere che tra le 5000 e le 10mila persone

siano tuttora intrappolate tra i detriti. Poi ci sono le notizie più confortanti. Le Nazioni Unite ritengono che nonostante la situazione, si possano ancora trovare persone in vita sotto le macerie, grazie al clima di questi giorni e al tipo di strutture che sono crollate.

L’Onu conferma pertanto che le operazioni restano concentrate sulla ricerca di sopravvissuti e che la fase di salvataggio durerà ancora. Si spera quindi ancora di trovare persone vive dalle macerie, come nel caso di alcuni bambini, nel gruppo dei quali c’è anche la bambina di soli 16 mesi estratta viva dalle macerie della sua scuola materna a Port-au-Prince dopo essere rimasta  sepolta per tre giorni. È il caso di altri bambini che, piccolissimi, hanno avuto la fortuna di rimanere intrappolati negli ampi varchi creati dai crolli e quindi di non restare schiacciati. C’è poi la solidarietà che per le persone comuni si è tradotta in un record di raccolta di beneficienza lanciata dalla Croce rossa americana: il segretario di stato Usa Hilary Clinton ha parlato di offerte record via sms in favore di Haiti per un ammontare di oltre 10 milioni di dollari.

Ci sono ancora le scene dei medici fatti allontanare per ragioni di sicurezza dall’ospedale da campo allestito dai sanitari belgi, con il cronista medico della Cnn lasciato ad occuparsi da solo dei feriti. Oggi a Port-au-Prince arriva Hilary Clinton dove entro lunedì giungeranno anche 10 mila soldati americani per occuparsi di sicurezza, ordine pubblico e aiuti. Domani giungerà anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon mentre entro lunedì arriveranno anche diecimila soldati americani per proteggere la sicurezza e l’ordine pubblico e devastato dal terremoto. lunedì giungeranno anche diecimila soldati americani per proteggere la sicurezza e l’ordine pubblico e devastato dal terremoto.

Nella capitale però la gente si sente abbandonata, malgrado gli sforzi umanitari di tutto il mondo e la corsa contro il tempo per salavare quante più vite possibili dalle macerie. E lo stesso presidente haitiano, Renè Preval, ha ammesso oggi di temere una «violenta rivolta popolare». Si tenta di sopravvivere in mezzo ai cadaveri e continua l’apprensione per gli italiani che ancora mancano all’appello. Da parte sua la Farnesina a fronte di 180 italiani rintracciati, indica che «20 risultano dispersi», tra i quali uno già individuato sotto Le macerie di un supermarket di Port-au-Prince e due funzionari dell’Onu per i quali si nutre «seria preoccupazione». Intanto si continua scavare tra le macerie dell’Hotel Christophe e del Montana, dove i soccorritori francesi e spagnoli hanno estratti vivi diversi stranieri, ma non ci sono notizie di connazionali.

Impossibile ancora un bilancio delle vittime, che nella stragrande maggioranza sono ancora sotto le macerie, dove la gente, lasciata a sè stessa, cerca ancora sopravvissuti. In serata un sottosegretario haitiano ha riferito che sono stati sotterrati «40 mila corpi» ma ha aggiunto di ritenere che oltre a questi ve ne siano da inumare «altri 100 mila». La stima, inferiore solo a quella di mezzo milione formulata da un senatore haitiano, supera le cifre fornite di fonti più attendibili e caute. La Nazioni Unite hanno fino ad ora conteggiato circa 9 mila cadaveri, circa 7 mila dei quali sono stati sepolti ieri in una fossa comune. La Croce Rossa haitiana parla per ora prudentemente di 40-50 mila morti; la Panamerican Health Organization (Paho), braccio americano dell’Organizzazione mondiale della Sanità, di un numero oscillante fra i 50 e i 100 mila.

C’è poi il dramma degli sfollati: l’Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha) stima che le persone ancora senza cibo nè aiuti siano circa due milioni e parla di 300.000 senzatetto nella sola capitale e di circa 3,5 milioni di persone colpite dal sisma fra Port-au-Prince (2,8 milioni), le aree rurali e altri centri urbani come Jacmel e Carrefour. Un ministro haitiano ha indicato il numero dei senzatetto in 1,5 milioni. Ma esperti di Strasburgo analizzando immagini satellitari stimano che siano il 20%. «Ma è un dato che va preso con prudenza perchè ci sono degli edifici interamente distrutti e altri che sono crollati solo parzialmente», dice Kader Fellah, ingegnere del Sertit. Ma la situazione fuori dalle città è ancora poco conosciuta: secondo l’ong Oxfam, «l’epicentro del disastro si trova nelle aree rurali del Paese, ma l’accesso alle campagne è interrotto ed è quindi impossibile stabilire l’entità dell’emergenza e i bisogni della popolazione». Il mondo si è mobilitato per la tragedia che ha colpito il Paese più povero dell’emisfero occidentale, l’Onu ha lanciato un appello per raccogliere 550 milioni di dollari per l’emergenza e i soccorsi cominciano ad arrivare insieme ai primi aiuti internazionali. Ma sul posto manca il coordinamento.

lastampa.it


Autore : Sylfaen
16/01/2010 - 14:30
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